La comunicazione creativa negata

La difficoltà di comunicare in modo creativo da parte di quasi tutti gli esseri umani

Gli esseri umani mi sembrano fortemente limitati nelle loro capacità di comunicazione con persone al di fuori della loro cerchia di familiari, amici, colleghi, clienti e fornitori. Ed anche all'interno di tale cerchia, la comunicazione mi sembra molto limitata sia nei tipi di temi trattati, sia nella profondità del trattamento.

Esistono modi stereotipati di comunicare ai quali pochi riescono a sfuggire, e nella grande maggioranza dei casi la comunicazione obbedisce ad una serie di obblighi, divieti, paure, consuetudini che riguardano le persone con cui si può, non si può, si deve, non si deve, conviene, non conviene parlare e di cosa si può, non si può, si deve, non si deve, conviene, non conviene parlare, con tutte le combinazioni possibili (ad esempio, solo con certe persone si può parlare di certe cose).

Mi chiedo se queste limitazioni della libertà di comunicare siano dovute a scelte volontarie e consapevoli, a imposizioni più o meno esplicite da parte della cultura dominante oppure a forze involontarie più o meno consce. Quale che sia la causa o l'insieme di cause di tali limitazioni, io credo che esse abbiano un ruolo importante nei mali dell'umanità e nel ritardo del progresso civile.

La comunicazione tra due esseri umani ha generalmente uno o più scopi che possono essere di tipo:
La comunicazione rituale serve ad affermare o confermare un'identità, un'appartenenza, una fedeltà, una sottomissione, una devozione, un'obbedienza, un ruolo sociale o una posizione gerarchica o funzionale nell'ambito di un sistema socioculturale comune.

La comunicazione collaborativa serve a coordinare attività produttive.

La comunicazione commerciale serve a coordinare uno scambio di beni, servizi o informazioni.

La comunicazione ludica serve a procurare stimolazione gradevole, piacere, divertimento, ilarità, allenamento fisico e mentale mediante simulazione di situazioni reali.

La comunicazione sessuale serve a stimolare o favorire l'unione sessuale a fini di piacere o di riproduzione.

La comunicazione violenta serve a imporre, attraverso minacce o lesioni, uno stato di sottomissione, sfruttamento, umiliazione, sconfitta o, nei casi estremi, a provocare l'annientamento di una persona o categoria di persone.

La comunicazione creativa serve a stimolare e facilitare, attraverso la conversazione e la discussione, la concezione di nuove idee e soluzioni utili alle persone che interloquiscono o ad altre.

Nel mondo attuale le comunicazioni rituali abbondano soprattutto in ambiti tradizionali, quelle collaborative sono abbastanza diffuse ma generalmente limitate ad ambiti aziendali, quelle commerciali sono molto diffuse (troppo, secondo me), quelle ludiche sono abbastanza diffuse tra i bambini ma poco tra gli adulti, la comunicazione sessuale è molto diffusa in forme più o meno esplicite, la comunicazione violenta è tragicamente diffusissima soprattutto in certe zone del pianeta e delle nostre città, la comunicazione creativa è molto rara.

La comunicazione creativa sembra essere oggetto di inibizione a livello di inconscio individuale e collettivo. Infatti la creatività è politicamente pericolosa perché in grado di minare le gerarchie politiche e religiose criticando le basi del loro potere. La comunicazione creativa è per definizione libera da schemi e condizionamenti, ma la libertà fa paura, come spiegato mirabilmente da E. Fromm in Fuga dalla libertà. La creatività richiede libertà e sviluppa ulteriormente la libertà stessa attraverso la concezione di nuove opzioni, compresa quella di stabilire nuove relazioni sociali al di fuori della propria cerchia. In altre parole, la creatività crea instabilità nelle relazioni sociali. La comunicazione creativa richiede e sviluppa l'intelligenza e questa è pericolosa perché tendenzialmente favorisce un ordinamento politico-sociale in cui le persone più intelligenti e creative potrebbero o dovrebbero occupare le posizioni gerarchiche più elevate, mentre sappiamo che fino ad oggi le cose hanno funzionato diversamente.

Per coltivare la creatività bisogna superare inibizioni inconsce (individuali e collettive) e trovare il coraggio di comportarsi in modo non conforme a quello imposto dalla subcultura di appartenenza, inclusa l'eventualità di rompere le relazioni con le persone a cui si è legati e che perciò cercano di scoraggiare il nostro desiderio di crescita e di libertà intellettuale e sentimentale. In altre parole, la creatività ci aiuta e ci spinge a cambiare, e perciò ad essa si oppongono (consciamente o inconsciamente) tutti quelli che non vorrebbero vederci diversi se non in modi ad essi favorevoli.

Coltivare la creatività è un'opportunità a disposizione di tutti per cambiare in meglio se stessi e il mondo. Fortunati quelli che hanno l'intelligenza e il coraggio di praticarla, anche se essa può comportare un isolamento sociale più o meno grande nei confronti di coloro che temono le sue conseguenze, destabilizzanti l'ordine sociale e mentale a cui sono abituati.

Oggi Internet dà a tutti la possibilità di comunicare con qualunque altra persona al mondo, conosciuta o sconosciuta, senza limiti di distanza e con strumenti di selezione molto sofisticati per facilitare l'incontro tra persone con caratteristiche e/o interessi affini. Ma queste enormi potenzialità vengono sfruttate ancora molto poco per i motivi detti sopra (fatta eccezione per i siti di incontri a sfondo sessuale). Spero che intorno all'obiettivo della comunicazione creativa possano nascere dei social network in grado di migliorare la situazione mediante la condivisione e la promozione di una mentalità aperta, tesa al reciproco arricchimento.

Categorie: Interazionismo | Inconscio | Psicologia
Da Il mondo visto da me (2016-10-10)

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