Filosofia dei bisogni

Ogni comportamento umano è il risultato di una strategia più o meno consapevole, per la soddisfazione di un complesso di bisogni ricorrenti più o meno consci o inconsci, repressi o espressi, più o meno frustrati, sani, morbosi, autoprodotti o indotti dall'esterno.

Senza il concetto di bisogno (in senso esteso) i comportamenti umani sono incomprensibili e inspiegabili e, in quanto tali, difficilmente modificabili.


Nei "bisogni" occorre includere anche gli "antibisogni", cioè le paure e le repulsioni, ovvero i bisogni di evitare qualcosa.

Tutto parte dal bisogno dei geni di ogni specie, compresa quella umana, di riprodursi. Da quel bisogno primordiale si sviluppano tutti gli altri, come tattiche o strategie per soddisfare i bisogni di ordine superiore.

In ogni specie vivente, il corpo con i suoi organi non è che un mezzo per permettere ai geni di quella specie di riprodursi. Lo sono anche il cervello umano e la psiche, che permettono la riproduzione dei geni attraverso un complesso di bisogni intermedi, a vari livelli funzionali, che si sono formati nel corso della filogenesi della specie e si sviluppano nell'ontogenesi di ciascun individuo.

In altre parole, ogni bisogno è derivato da un bisogno di ordine superiore rispetto al quale è strumentale. Vale a dire che nessun bisogno è fine a stesso, ma ciascuno è il mezzo per soddisfarne un altro precedente. Per esempio, il bisogno di mangiare "serve" a soddisfare il bisogno di nutrimento delle cellule del corpo, mentre il bisogno di denaro serve a soddisfare il bisogno di mangiare e altri bisogni. Altro esempio: il bisogno di avere un rapporto sessuale serve al bisogno di riproduzione dei geni e ad altri bisogni, come quello di riconoscimento, appartenenza o prestigio sociale, che, a loro volta, servono altri bisogni.

Col termine bisogno in senso esteso intendo qualsiasi motivazione, aspirazione, passione, volontà, intenzione, preferenza, desiderio, inclinazione, tensione, paura, repulsione, bisogno, sia conscio che inconscio, costruttivo o distruttivo, innato o acquisito, autoprodotto o indotto dall'esterno.

La maggior parte degli esseri umani non hanno una sufficiente consapevolezza di quali siano i propri reali bisogni, hanno idee sbagliate o riduttive su di essi, hanno bisogni repressi e altri morbosi.

Per bisogni morbosi intendo bisogni non autoprodotti, ma indotti dalla naturale predisposizione umana a farsi plasmare da genitori, educatori ed ambiente sociale (in modo difficilmente reversibile), dalla inclinazione al conformismo, dalla fisiologica resistenza al cambiamento e da una cultura di massa che ci manipola a vantaggio dei poteri economici, politici e religiosi nel senso che tende a ridurre l'uomo al ruolo di consumatore, investitore, lavoratore, servitore, elettore, patriota, militante, credente ecc., secondo schemi comportamentali e motivazionali predefiniti, anziché favorire il libero sviluppo delle potenzialità e differenze individuali e l'autodeterminazione a livello individuale e sociale.

Un bisogno può essere morboso sia in senso qualitativo che quantitativo. Nel primo caso si tratta del bisogno di qualcosa di cui non abbiamo veramente bisogno; nel secondo, si tratta di un bisogno di qualcosa in misura esagerata per eccesso o difetto rispetto alla quantità di cui abbiamo veramente bisogno.

La soddisfazione di un bisogno morboso, nel medio o lungo termine, si dimostra più utile che dannosa per il benessere dell'individuo.

Distinguere i bisogni sani da quelli morbosi dovrebbe essere uno dei principali interessi di ogni essere umano, per favorie la soddisfazione dei primi e la neutralizzazione dei secondi, specialmente nella negoziazione dei rapporti umani.

Per riassumere:


Categorie: Filosofia | Inconscio | Bisogni umani | Psicologia
Da Il mondo visto da me (2015-06-27)

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