Il valore di un essere umano (per una meritocrazia etica)

Quando si parla di valori umani si parla normalmente di cose che hanno valore per un essere umano, ma quasi mai del valore di una persona per le altre. Secondo me ciò è dovuto ad una paura inconscia, presente in ognuno di noi, di essere giudicati e misurati in termini di valore (o utilità)  per la comunità di appartenenza; cioè la paura inconscia di non superare l'esame di dignità sociale e di essere respinti dalla comunità interiorizzata.

Che un essere umano abbia un valore più o meno grande per il prossimo è innegabile se il suo valore/disvalore consiste nella misura della sua utilità/nocività per gli altri, cioè del bene/male che esso fa agli altri. Tuttavia tale definizione ci turba perché contraddice la diffusa opinione che il valore di un essere umano sia assoluto, a priori e a prescindere dal suo effettivo comportamento, e che ogni essere umano meriti rispetto per solo il fatto di essere umano, e non per meriti particolari.

L'egualitarismo politico, nato per garantire a tutti l'uguaglianza dei diritti, è stato quasi ovunque accompagnato da un egualitarismo morale che ha annullato la meritocrazia etica affermando che tutti hanno pari dignità morale, col risultato di rendere l'etica inutile e impraticabile. Così come l'ideologia comunista ha rovinato l'economia dei paesi del socialismo reale, una specie di comunismo morale ha interrotto la corsa verso il miglioramento morale dell'umanità. Infatti, se siamo tutti moralmente uguali, perché cercare di migliorare? Qualsiasi tentativo di migliorare se stessi verrebbe interpretato dagli altri come tentativo di diventare migliore di essi, cioè superiori, e verrebbe quindi condannato come manifestazione di arroganza o tentativo di sopraffazione.

Io credo che per riattivare la corsa verso il miglioramento etico dell'umanità dovremmo abbattere il comunismo morale e affermare che gli esseri umani sono tutti moralmente diversi e riconoscere e onorare la superiorità etica di chi più e meglio contribuisce al bene comune, a tutti i livelli (microsociale e macrosociale).

Uno dei principi fondamentali di una meritocrazia etica dovrebbe essere che il comportamento morale non può limitarsi ad evitare di commettere atti nocivi verso gli altri, ma deve includere iniziative, sforzi e azioni costruttive tese a migliorare il benessere altrui.

A questo punto quasi tutti obietteranno: ma come è possibile misurare oggettivamente il valore di una persona? Chi può farlo?  Chi può garantire che la valutazione sia giusta e che non vi siano abusi? La risposta è semplice: una valutazione oggettiva è impossibile e io non prefiguro che le valutazioni morali possano essere oggetto di leggi e di trattamenti politici. La meritocrazia etica che immagino è un fatto puramente culturale. Ognuno dovrebbe sviluppare i propri criteri di valutazione e giudicare con la sua testa sulla base della propria formazione umanista, indispensabile per evitare errori grossolani di valutazione. E ognuno dovrebbe esprimere i propri giudizi morali sugli altri così come si esprimono giudizi su artisti e letterati.








Categorie: Arroganza
Da Il mondo visto da me (2016-03-26)

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