Sul teologo Vito Mancuso



Mancuso si definisce teologo. Teologia? Che vuol dire essere teologo? Conoscere Dio? Conoscere la sua volontà? O conoscere la storia delle religioni? Credere che Dio abbia creato l'uomo o che l'uomo abbia creato Dio? Nel primo caso la teologia è essa stessa religione, nel secondo è filosofia o psicologia. Voglio dire che la teologia non dovrebbe esistere. E' un'ambigua mistificazione, un'assurdità. Ma metto da parte la mia pregiudiziale sul ruolo del teologo, e ascolto Mancuso.

Citando Norberto Bobbio, parla di fallimento di un'etica laica, fondata sulla ragione, come se questo fallimento fosse definitivo, cosa su cui non sono affatto d'accordo. Non credo nemmeno che l'etica laica sia fallita, essa è molto praticata dai liberi pensatori (oggi come in passato) anche se non ha la risonanza, la potenza e la diffusione dell'etica religiosa nonostante le storture, incoerenze e atrocità di quest'ultima.

La tesi di Mancuso è che solo la natura può essere fondante dell'etica. Si tratta di passare dall'antropocentrismo alla centralitò della natura, ad un'ecologia profonda. Capire che il mistero dell'uomo è radicalmente collegato al mistero del mondo. Capire il caos del mondo per capire il caos dentro di noi e viceversa. Materia e forma, disegno, la grande Madre, per capire la grande madre bisogna capire l'uomo che è suo figlio. Rispetto del reale, etica, estetica, teoretica sono collegate. La natura ci può rieducare all'etica, perché è misura, proporzione, equilibrio, dobbiamo avere un pensiero radicato nella natura, un pensiero a forma di cellula, un sistema che ci dica cosa è vero, falso, bello, brutto, un sistema aperto come la cellula; la natura ha le sue esigenze, sono fatti, non interpretazioni, la natura ci educa al senso della realtà, e al metodo con cui praticare la scienza del bene e del male, il bene è ciò che introduce energia positiva nel sistema favorendone la coesione e lo sviluppo aperto, il male è il contrario.

In sintesi questa è la tesi di Mancuso. In poche parole, fondare una nuova etica osservando e rispettando la natura. Come se questo potesse risolvere il problema della violenza dell'uomo sull'uomo. Come se l'umanità fosse miserabile perché non impara dalla natura. Osservare e rispettare la natura dovrebbe renderci tutti gentili, cooperativi, comprensivi, solidali, tolleranti?

Dietro una bella retorica, una ricetta vuota. Mezz'ora di tempo perso ad ascoltare questo presuntuoso venditore di aria fritta, incantatore di chi ama essere incantato da incantatori innocui, che non provocheranno mai alcuna rivoluzione.




Alla fine del confronto Odifreddi dice qualcosa che corrisponde bene a questo mio aforisma: "Nel ragionare del credente, Dio non è il punto di arrivo, ma di partenza".

L'etica mancusiana è ancora più relativista di quella postmodernista. Perché il suo ragionamento è: l'etica non può essere fondata sulla ragione, ma sul "mistero". Ma mentre la ragione cerca l'oggettività, il "mistero" è quanto di più soggettivo, e quindi relativo, si possa immaginare. Infatti ogni religione, ogni credente, interpreta il mistero a modo suo. La psicologia offre le chiavi per capire le motivazioni inconsce di quelle interpretazioni.



Categorie: Filosofia
Da Il mondo visto da me (2016-08-29)

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