Teoria degli emotori sociali

Il nostro comportamento, i nostri pensieri, le nostre motivazioni ed emozioni sono determinati da agenti mentali inconsci tra cui due particolarmente importanti, che io chiamo "emotori sociali" in quanto generatori di motivazioni ed emozioni (desiderate e indesideate) che riguardano direttamente o indirettamente le nostre relazioni e i nostri comportamenti sociali.

I due emotori sociali sono:
L'emotore dell'appartenenza sorveglia continuamente il grado di appartenenza, integrazione e interazione sociale. Se questo è (inconsciamente) percepito come troppo basso rispetto al livello minimo desiderato, l'emotore genera una motivazione a fare cose che possano aumentarlo. Se la sua tendenza è percepita (inconsciamente) in diminuzione, l'emotore genera tristezza, depressione, ansia o panico allo scopo di inibire i comportamenti ritenuti causa della diminuzione. Se invece essa è percepita in aumento, l'emotore genera euforia, ottimismo o piacere per incentivare il soggetto a proseguire i comportamenti ritenuti causa dell'aumento.

L'emotore della libertà sorveglia continuamente il grado di libertà e di individuazione. Anche in questo caso, se questo è (inconsciamente) percepito come troppo basso rispetto al livello minimo desiderato, l'emotore genera una motivazione a fare cose che possano aumentarlo. Se la sua tendenza è percepita (inconsciamente) in diminuzione, l'emotore genera tristezza, depressione, ansia o panico allo scopo di inibire i comportamenti ritenuti causa della diminuzione. Se invece essa è percepita in aumento, l'emotore genera euforia, ottimismo o piacere per incentivare il soggetto a proseguire i comportamenti ritenuti causa dell'aumento.

Occorre considerare che la valutazione (inconscia) circa gli effetti di un certo comportamento ai fini dell'appartenenza e della liberà può essere più o meno sana, cioè realistica. Uno degli obiettivi di una psicoterapia dovrebbe infatti consistere nel valutare se il soggetto ha una corretta cognizione (conscia o inconscia) di cosa sia realmente utile o dannoso per la sua appartenenza e la sua libertà.

Per concludere, chi cade in uno stato di tristezza, depressione, ansia o panico, dovrebbe chiedersi se ciò è dovuto ad una (reale) diminuzione del grado di appartenenza e/o di libertà, e considerare che è difficile conciliare l'appartenenza con la libertà, in quanto si tratta di due condizioni che tendono ad essere mutualmente esclusive.






Categorie: Interazionismo | Bisogni umani | Psicologia
Da Il mondo visto da me (2015-11-20)

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