Il senso degli auguri

Fare gli auguri ad una persona, in qualunque occasione, significa manifestarle il proprio desiderio che le accadano cose buone, desiderabili.

In altre parole, dietro ogni augurio "positivo" è implicito il sentimento "ti voglio bene", così come dietro ogni augurio negativo è implicito il "ti voglio male".

Detto questo, mi chiedo quanto e quando abbia senso fare gli auguri. Ovvero: c'è bisogno di un'occasione particolare o si possono fare in qualsiasi momento? In altre parole, quando è appropriato e opportuno manifestare ad una persona, mediante un augurio, il bene che le vogliamo?

Se un giorno qualsiasi, per esempio un martedì 3 aprile, io telefonassi ad un mio parente o amico per augurargli una buona mattinata o giornata o serata o settimana o mese o serie di mesi quello si chiederebbe se io non abbia qualche disturbo mentale. D'altra parte, se a Natale o pochi giorni prima il mio amico o parente non ricevesse da me alcun augurio di buon Natale o buone feste o buon anno, quello potrebbe pensare che non gli voglio (più) bene, ovvero che mi è indifferente o antipatico.

Lo scambio di auguri è dunque soggetto a prescrizioni, ovvero a costumi sociali che abbiamo ereditato da chi è vissuto prima di noi. Secondo tali costumi, non è opportuno esprimere il proprio affetto in qualsiasi momento, ma è possibile o doveroso farlo, se l'affetto esiste, solo in occasioni particolari come feste, promozioni, viaggi ecc.

E' evidente che un augurio fatto "a comando" può essere facilmente falso e opportunista, quindi meno impegnativo e meno credibile di uno fatto in un momento inaspettato. D'altra parte, se non ci fosse il costume degli auguri sincronizzati con occasioni particolari, forse ci dimenticheremmo di esprimere la nostra benevolenza a chicchessia. La questione è dunque: abbiamo bisogno che qualcuno o qualcosa ci ricordi di esprimere la nostra benevolenza alle persone che amiamo o stimiamo? Non riusciamo a farlo spontaneamente? Ed è giusto che esprimere benevolenza al di fuori di occasioni particolari sia considerato un fatto inquietante e potenzialmente morboso?

Sta ad ognuno di noi decidere se obbedire o disobbedire a tali costumi ovvero se comportarci in modo "costumato" ma conformista, forzato e potenzialmente inautentico o "scostumato" ma libero, spontaneo e autentico.

La disobbedienza al costume, nel caso degli auguri può consistere nel farli in momenti inappropriati o inattesi, o nel non farli in momenti appropriati e attesi.

Categorie: Interazionismo | Conformismo
Da Il mondo visto da me (2017-12-30)



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