I confini dell'empatia - Come affrontare il problema dei migranti

Le notizie che i giornali ci danno ogni giorno sul flusso e le sofferenze dei rifugiati che arrivano in Europa da paesi in guerra o in condizioni di difficile sopravvivenza, e le reazioni del pubblico espresse nei social network, mi fanno riflettere sulle motivazioni del comportamento della gente comune e delle autorità su questo tema. e su come il problema dovrebbe essere affrontato, cioè in modo pragmatico piuttosto che emotivo.

Le reazioni del pubblico variano in uno spettro agli estremi del quale troviamo da una parte quelli che gridano allo scandalo e si indignano per l'assenza di umanità o empatia da parte di chi non fa abbastanza per accogliere i migranti in condizioni di sicurezza, igiene e confort. Dall'altra quelli che non vogliono avere migranti nei loro comuni e si indignano perché le autorità spendono soldi per sostenere i migranti con vitto, alloggio e cure mediche mentre tanti connazionali non hanno una casa né un lavoro. Al centro dello spettro troviamo gli indifferenti, che pensano che la questione non li riguardi o che il problema non sia rilevante.

Per quanto riguarda i pubblici poteri e i partiti politici, questi sono quasi paralizzati nel timore di scontentare il loro elettorato con una politica troppo favorevole o troppo ostile nei confronti degli immigrati. A livello di Unione Europea prevale la confusione e l'inazione, per gli stessi motivi.

Per quanto mi riguarda, io credo che il problema sia dovuto al fatto che l'empatia ha dei confini geografici. Infatti sappiamo da tanti anni che un terzo della popolazione del pianeta è sottoalimentata e che ogni giorno migliaia di persone, in tutto il mondo, muoiono a causa della fame e delle guerre, ma finché queste persone sventurate soffrono e muoio a casa loro, la cosa non ci turba più di tanto.

Tuttavia, appena quei disperati varcano i confini dell'Europa, essi entrano immediatamente nella nostra zona mentale affettiva, sia in termini di empatia (soprattutto per le persone di sinistra) sia di paura (soprattutto per quelle di destra).

A ciò si aggiunge il fatto che, più e meglio i rifugiati vengono accolti, più aumenta (in modo esponenziale) il loro flusso, e maggiore è la spesa per accoglierli, e peggiori le conseguenze dal punto di vista dell'integrazione e della concorrenza lavorativa. Infatti, paradossalmente, l'aumento continuo del flusso di rifugiati è dovuto proprio al miglioramento della loro accoglienza da parte di governi e organizzazioni umanitarie, così come l'aumento della popolazione mondiale è anche dovuto ad un miglioramento della medicina, la quale, se guarisce le persone, non è però in grado di sfamarle o di trovare loro un lavoro. E così il numero di affamati e disoccupati su scala planetaria non diminuisce.

Occorre anche dire che non più di un secolo fa, quasi tutti i paesi europei, senza obiezioni da parte della propria popolazione né delle rispettive comunità religiose, si sono sentite in diritto di occupare, colonizzare e sfruttare altri paesi senza chiedere il loro permesso. Infatti alcuni dicono che quello che oggi sta succedendo con i migranti sia una "vendetta della storia".

Detto questo, cosa propongo?

Prima di tutto una diffusione e discussione delle considerazioni che ho esposto qui sopra, affinché la gente si renda conto che il problema è molto più complicato di come lo vede e che, a volte,  "il medico pietoso fa la piaga puzzolente".

Secondo, che coloro che sono per l'accoglienza dei rifugiati paghino una speciale tassa per finanziare le strutture di accoglienza. Così come avviene in Germania dove chi si dichiara appartenente ad una particolare chiesa paga tasse speciali che gli altri non pagano, e che servono a sostenere le chiese stesse.

Terzo, che l'Unione Europea adotti una comune legge per stabilire quote e criteri di ammissione e distribuzione dei rifugiati e un compenso per i comuni che li accolgono (finanziato dalle tasse dei pro-accoglienza).

Quarto, che le persone che non hanno i requisiti per restare in Europa vengano immediatamente arrestate e riportate forzatamente nei paesi di provenienza, anche contro la loro volontà, senza possibilità di appello all'autorità giudiziaria, a cura di uno speciale corpo di polizia paneuropeo.

Altrimenti prepariamoci a una immigrazione di massa e incontrollata, con conseguenze disumane sia per i migranti (ma sempre meglio che morire di stenti a casa loro) che per le popolazioni autoctone.

Categorie: Politica | Empatia | Psicologia
Da Il mondo visto da me (2015-09-03)

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