Filosofia vs. psicologia

Il fatto che filosofia e psicologia siano discipline distinte è, secondo me, una disgrazia. Tranne rarissimi casi (rappresentati ad esempio da William James e Luigi Anepeta), gli psicologi usano poco la filosofia e ancor meno i filosofi usano la psicologia. Il buon senso vuole che filosofia e psicologia abbiano lo stesso fine, cioè quello di migliorare le condizioni degli individui e della società. Se così non fosse dovrei pensare che il loro scopo è quello di manipolare la gente a fini politici, commerciali, religiosi o di discriminazione sociale, cosa che comunque avviene in molti casi.

Ma supponiamo che il fine sia solo il primo che ho detto. Ebbene, perché, malgrado l'obiettivo comune queste discipline si ignorano praticamente a vicenda? Secondo me, perché più forte della ricerca della verità, è la ricerca della supremazia da parte di intellettuali, accademici e professionisti, e per il timore che una delle due discipline possa rompere le uova nel paniere dell'altra, perché dicono cose diverse, usano linguaggi diversi, ed ognuna ha la presunzione di essere sufficiente allo scopo prefissato.

Si potrebbe fare filosofia della psicologia o psicologia della filosofia, ma filosofi e psicologi se ne guardano bene, per una sorta di rispetto reciproco come tra religioni diverse che si tollerano a vicenda evitando ciascuna di invadere il campo altrui. Insomma, per un tacito accordo di non disturbarsi reciprocamente. Invece io credo che i filosofi farebbero bene a criticare il sapere e il comportamento degli psicologi usando gli strumenti della filosofia, come gli psicologi farebbero bene a criticare il sapere e il comportamento dei filosofi usando gli strumenti della psicologia. Farebbero ancora meglio tutti quanti a smettere di chiamarsi filosofi o psicologi, e a farsi chiamere "umanologi" (o "panantropologi", termine coniato da Luigi Anepeta) e ad usare senza distinzioni tutte le discipline umane e sociali, e cioè, oltre alla filosofia e alla psicologia, anche la sociologia, l'antropologia, la neurobiologia, la psichiatria, la storia, la genetica, ecc.

Sia la filosofia che la psicologia non sono generalmente prese in considerazione dalle masse né da molte persone di elevata istruzione. Esse vengono infatti più insegnate che praticate. La filosofia viene da molti vista come una perdita di tempo, una fabbrica di aria fritta, mentre la psicologia viene da molti considerata roba per persone con disturbi mentali.

Il motivo per cui la filosofia è poco rispettata è dovuto secondo me alla sua cattiva reputazione di inconcludenza da una parte, e, dall'altra, per essere considerata (giustamente o ingiustamente) causa di ideologie catastrofiche, come il nazismo e il comunismo. Inoltre le religioni hanno sempre avuto la meglio sulle filosofie per motivi che la psicologia e la stessa filosofia potrebbero spiegare.

In quanto alla psicologia, il motivo per cui essa non è rispettata né dalle masse né dalla maggior parte degli intellettuali è, secondo, me legato a diversi fattori tra i quali due mi sembrano particolarmente significativi.

Il primo è che si tratta di una disciplina ancora giovane (molto più della filosofia), incompleta, riduzionista, disorganica, caotica, controversa, settaria e spesso velleitaria. Qualità che, troviamo anche in molte filosofie.

Il secondo è che essa è potenzialmente pericolosa a tutti i livelli. Infatti la psicologia, occupandosi principalmente dei meccanismi (consci e inconsci) che determinano il comportamento umano individuale e sociale, ha, in teoria, la capacità di demistificare, e in tal modo minare, le basi delle visioni del mondo individuali, delle culture, tradizioni, religioni, e del consenso politico. Alla luce della psicologia, le persone potrebbero infatti sottrarsi ad un conformismo inconsapevole e cambiare mentalità e comportamento in modo incontrollato, e non c'è nulla che faccia più paura, a livello inconscio, di un cambiamento imprevedibile a livello individuale o sociale.

Per concludere, auspico la formazione di un'unica disciplina organica (che si potrebbe chiamare umanologia o panantropologia), che organizzi in modo eclettico e integrato tutti i saperi accumulati dalle diverse discipline umane e sociali. In tal modo la cultura umanistica potrebbe ottenere il rispetto di cui oggi non gode a causa della sua frammentazione e disorganicità, ed essere più praticata che insegnata.

Categorie: Filosofia | Inconscio | Psicologia | Paura di cambiare
Da Il mondo visto da me (2016-02-27)

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